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Riportiamo qui un articolo dal blog di CyclingPro (quello sopra, per nulla buonista, è il titolo del pezzo)
Noi abbiamo idee un pò diverse in merito all’uomo Rebellin, al discorso della cosidetta “seconda chance” (che secondo noi è giusto concedere a tutti, ai criminali più efferati così come ai ciclisti pizzicati all’antidoping come Davide Rebellin), al concetto di “ciclismo sporco ” versus “ciclismo pulito”.
Tante, troppe volte abbiamo sentito parlare di ciclismo pulito e buono –  il Pantani salvatore del Tour dello scandalo doping e poi sacrificato l’anno successivo vi ricorda qualcosa?
E però, come speriamo di avere dimostrato nel film “L’Ultimo Chilometro“, ci piace fornire più di un’opinione, più di una voce.
Sotto, quella di cyclingpro.it

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da Cyclingpro.it
Un giornalista sportivo quando commenta un evento o un risultato dovrebbe essere freddo e razionale. E stare ai fatti. Ha vinto il più forte, ha perso il meno forte. Una realtà che va accettata. Oggi non lo siamo stati. Siamo stati davvero contenti che Ivan Santaromita abbia vinto il tricolore di ciclismo. Perché se lo meritava. Perché in otto anni di carriera da gregario ha vinto solo due volte. Perché è un ragazzo pulito e per bene. E anche perché ha battuto Michele Scarponi e Davide Rebellin. Se avessero vinto loro saremmo stati meno contenti, per un motivo che non ha nulla a che fare con il loro valore atletico: sono due eccellenti, professionali, talentuosi atleti. Saremmo stati meno contenti perché il marchigiano e il veneto rappresentano il vecchio ciclismo per quello che hanno fatto, per le persone di cui si sono circondati, per non avere (è il caso del solo Rebellin) mai voluto ammettere le loro colpe.
Non sappiamo frenare questo sentimento. Che ci rendiamo conto è raro nel ciclismo. Oggi sotto il palco della premiazione di Fondo i fan di Rebellin erano tanti e rumorosi. Così rumorosi da non rispettare nemmeno l’inno nazionale che onorava Santaromita, a dispetto dei numerosi inviti degli addetti al cerimoniale. Molto spesso i tifosi (ma anche gli addetti ai lavoro, ma anche i giornalisti) sono dalla parte del corridore qualunque cosa succeda. Alla notizia della sua nuova, clamorosa positività i tifosi di Di Luca hanno taciuto per una settimana. Adesso già lo difendono online con tesi di vario genere, dal complotto al “così fan tutti, hanno beccato solo il più ingenuo”. Riccardo Riccò ha centina di supporter che vorrebbero vederlo in corsa, Santambrogio conta su molti tifosi teorici del doping come antidoto alla depressione.

Noi oggi siamo felici che abbia vinto Santaromita. Uno con un passato immacolato.

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di Vincento Piccirillo
articolo originale su Eat Sport

Come sempre nel corso della sua carriera, Davide Rebellin ha fatto della continuità di rendimento il suo punto forte e così sta facendo anche in questo 2013 dove alla soglia dei 42 anni, riesce ancora a competere contro Valverde o Boom e a vincere con la voglia di un ragazzino in corse meno importanti. Correndo in una formazione di secondo piano, le opportunità di misurarsi sui grandi palcoscenici non sono troppe, così il campionato italiano è una delle grandi opportunità che ha per far vedere a tutti che il talento è sempre quello dei giorni migliori. Probabilmente non è il favorito numero 1 per la gara tricolore di sabato prossimo ma al netto di sfortune o inconvenienti, nel finale ci sarà anche lui a giocarsi quella maglia tricolore che non rappresenta una rivincita ma l’ennesimo sfizio da togliersi.

Quest’anno 2 vittorie di tappa allo Szlakiem Grodow Piastowskich, piccola corsa a tappe polacca e una quindicina di piazzamenti nella top 10, soddisfatto dei risultati ottenuti in questi primi mesi con la casacca della CCC?
Non posso dire di essere soddisfatto fino in fondo, visto che è dall’inizio dell’anno che incontro molti ostacoli come l’intossicazione alimentare al Mediterraneo, cadute, problemi meccanici nelle fasi finali di gara e il dovermi schierare in corse non adatte alle mie caratteristiche, come il recente Ster Zlm Toer in Olanda o il Giro dell’Estonia”.

Nonostante la corsa non fosse adattissima alle tue caratteristiche, in Olanda nella tappa più dura sei arrivato secondo mostrando una buona condizione. Cosa ti è mancato per avere la meglio su Lars Boom?
Mi è mancato soprattutto il lavoro di squadra. In quella tappa per vincere era indispensabile prendere l’ultimo strappo davanti ma da solo e con l’aiuto di un solo compagno era difficile competere contro i treni di 5-6 corridori di altre squadre, così quando è partito Boom ero un po’ indietro e non sono riuscito a rispondere bene alla sua azione”.

Siamo nella settimana dei campionati italiani con la prova in linea che è senza dubbio uno dei tuoi grandi obiettivi stagionali, come ci arrivi?
La condizione mi sembra buona, bisognerà vedere come si svolgerà la gara perché da solo non sarà facile”.

Proprio questo sarà un altro ostacolo da superare, il fatto che sarai da solo ti preoccupa?
Corro spesso da solo nelle fasi finali di gara e di certo è uno svantaggio notevole. Penso di aver perso molte opportunità di vincere a causa di questa situazione”.

Quest’anno il campionato nazionale coincide con il Trofeo Melinda, una corsa che ti ha visto protagonista negli ultimi 2 anni con la vittoria nel 2011 e il quarto posto nel 2012. Con quali ambizioni ti presenti?
L’ambizione è sempre quella di essere protagonista ma provo a non mettermi ulteriore pressione dando il meglio di me come in tutte le gare che faccio”.

Che tipo di percorso è?
La gara è molto dura e con l’aggiunta di un ulteriore giro diventerà ancora più selettiva. Ma non mi fa paura anzi… Il punto chiave? Bisognerà restare sempre vigili ma credo che gli ultimi 3 chilometri, i più impegnativi, possano essere decisivi”.

Il chilometraggio potrà favorirti?
Sono un corridore di fondo ma è da tanto tempo che non disputo gare cosi lunghe ed è questa la cosa che più mi manca”.

I tuoi favoriti?
Moser e Pelizzotti

Per vincere di cosa hai bisogno e di che tipo di corsa?
Di non aver problemi meccanici!

Davide Rebellin festeggia un successo nella stagione 2012

Davide Rebellin festeggia un successo nella stagione 2012

In carriera hai vinto tantissime grandi corse ma come mai il tuo rapporto con la prova tricolore non è mai stato dei migliori?
“Perchè non l’ho mai preparata come si deve. Venendo da un inizio di stagione incentrato sulle classiche, molte volte non lo disputavo nemmeno”.

Lo scorso anno sei arrivato quindicesimo, cosa ti mancò per fare meglio?
L’anno scorso è stata una situazione un po’ surreale. Tre giorni prima ho saputo che non potevo correre in quanto tutte le visite di idoneità le avevo fatte a Montecarlo. L’unica soluzione era di rifare tutto quanto avevo già fatto, vale a dire analisi, test, visita idoneità, ecc. , nuovamente in Italia. Così ho trascorso i 3 giorni precedenti la gara andando avanti e indietro in macchina per completare le pratiche, non potendomi allenare e riposare al meglio, sono arrivato alla gara stressato, non allenato e con poco riposo”.

Dopo le polemiche che hanno accolto il tuo rientro in gruppo e le norme federali che ti impedivano di fare il campionato italiano cosa rappresenterebbe per te questa maglia tricolore?
Quando credi in quello che fai e sei determinato puoi affrontare e superare tutti gli ostacoli, quindi questa maglia sarebbe una bella soddisfazione personale che non ho mai avuto in carriera”.

Il tuo futuro in bici dipende anche da questa gara?
Non direi, ci sono altri appuntamenti e situazioni da valutare”.

– See more at: http://www.eatsport.net/2013/davide-rebellin-la-maglia-tricolore-non-sarebbe-una-rivincita-ma-una-soddisfazione-personale/#sthash.2uAsrT9I.dpuf

da Ciclismoweb.net
di Silvia Tomasoni

“Qui in Slovacchia abbiamo vinto la prima tappa con Enrico Rossi, quindi non si poteva iniziare meglio. La seconda tappa è la più dura e allora cercherò di fare la corsa e di vincere. Faremo il possibile!” Detto, fatto! Davide Rebellin la seconda tappa del Giro di Slovacchia è riuscito a vincerla sul serio. Per questo “ragazzino” quasi quarantunenne (li compirà il prossimo 9 agosto) si tratta del primo successo in una stagione iniziata tardi ma già prodiga di risultati, con una seconda piazza al Giro di Grecia, poi un quarto posto al Trofeo Melinda vinto l’anno scorso e “scappato via”, quest’anno, per un soffio. E poco importa se i primi classificati in Trentino, Carlos Alberto Betancur Gomez e Moreno Moser, in due hanno praticamente la sua età.“Sento che posso dare ancora molto e vincere delle gare. E’ per questo che continuo a correre, anche perchè percepisco di potermi gestire al meglio. L’età per me non è un problema, non è un handicap anzi…con più esperienza so come affrontare le gare. E’ tutto un vantaggio!”

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L’esperienza a Rebellin non manca di certo, come non gli manca la voglia di mettersi in gioco ogni giorno, in ogni corsa. Come ci racconta lui stesso, con la voce pacata e gentile di sempre, soppesando ogni parola, scandendo ogni sillaba… e parla del suo ritorno al Melinda “E’ stata, comunque, una buona gara. Molto positiva. Non ero nelle condizioni dell’anno scorso…l’anno scorso il Melinda si era corso nel mese di agosto, quest’anno prima e avevo fatto solo una gara, sentivo che mi mancava un po’ il ritmo della corsa…le variazioni di ritmo, quelle che ti servono soprattutto nel finale per fare lo scatto, la volata. Però, nonostante tutto, ho ottenuto un buon quarto posto e sono contento!”
Ha cambiato casacca Davide Rebellin, non lo spirito “Ci sono stati dei problemi di registrazione della vecchia squadra, la Miche, problemi di affiliazione e, ad un certo punto, abbiamo pensato di prendere un’altra strada. Abbiamo parlato con Guerciotti e c’era questa possibilità di venire alla Meridiana, così abbiamo fatto questo sposalizio. I Guerciotti li conosco bene, hanno una grande passione! E’ già qualche anno che collaboro con loro ed è un piacere averli ancora al mio fianco!”
Questi mesi passati lontani dalle gare come sono stati? Come li hai vissuti? “Allenamenti, soprattutto…poi non c’è solo la vita da ciclista! Comunque mi sono sempre allenato come se dovessi correre ad inizio stagione. A febbraio ero pronto per fare risultati, per vincere. Mi sono allenato simulando anche delle gare, altrimenti non sarei ora in una buona condizione, dovrei ancora aspettare per riuscire a trovarla”
Nel periodo di stop l’idea di smettere, di dire basta, non ti ha mai sfiorato?  “Questo no, per ora no. Anche perchè sento di poter fare ancora qualcosa di buono. Mi mancano ancora altre gare da vincere, non è ancora il momento di smettere e credo di poter andare avanti per un altro anno o due. Arriverà il giorno in cui smetterò ma, per ora, il mio posto è in bici!”
Una volta terminato il Giro di Slovacchia quali saranno i tuoi obiettivi? “L’obiettivo principale sarà il Campionato Italiano e cercare di vincerlo. Poi tutte le gare del calendario italiano che ancora mancano. Corriamo spesso in Italia e ci sono delle corse che vorrei cercare di vincere”
A proposito di Campionato Italiano, si correrà in Trentino in Valsugana, lo senti adatto alle tue caratteristiche? “Si, sembra un percorso duro e quindi ci sarà una selezione naturale…per me va bene!”
Si è paventata la possibilità di una tua partecipazione anche alla prova contro il tempo… “Ma, è difficile. Stiamo valutando, però credo che sia difficile…perchè il giorno dopo una gara su strada, dopo 250 chilometri, non è semplice fare una cronometro a tutta. Comunque vedremo, gli allenatori ci tengono, però ancora non so. Il mio scopo sarà far bene nella prova in linea”
Il 2012 è anche l’anno delle Olimpiadi, dopo Pechino, un pensierino ai Cinque Cerchi l’hai fatto? “Le Olimpiadi penso siano una storia chiusa. E’ una manifestazione molto bella, importante ma per me oramai è una faccenda chiusa. Il Mondiale, quello si che mi mancherebbe. Per me è la gara più bella e mi piacerebbe eccome poterlo correre”
A 41 anni hai ancora un sogno nel cassetto? “Certo. Più di uno. Ciclisticamente parlando, cercare di vincere ancora una bella gara. Una Classica, perchè no il Campionato Italiano o, comunque, una corsa importante. Poi vedremo quando smetterò di correre cosa farò, anche se credo di restare nell’ambiente”
Ma il segreto per arrivare a quarant’anni in forma come te ce lo puoi rivelare? “Avere una vita ricca. Per me è naturale fare una vita regolata, non è un peso. Andare in bicicletta è un divertimento e anche quando avrò smesso di correre ci andrò, visto che amo questo sport. Mi fa stare bene e sono sempre alla ricerca di nuove sfide, di nuove emozioni…poi la rabbia che si è accumulata in questi ultimi anni mi spinge a rendere ancora di più!”