MURI delle FIANDRE

Posted: March 9, 2014 in Uncategorized

ilbiciclismo

il Koppenberg dalla base

E’ iniziato il periodo delle classiche del nord. Il giro delle Fiandre, che lo scorso anno ha festeggiato i cento anni, ne è una delle massime espressioni. E’ caratterizzato dai muri. Nella foto a lato l’inquadratura  vista dall’alto del KOPPENBERG,  e nella foto sopra lo stesso tratto visto da sotto prima di iniziarlo. questo è solo un tentativo per dare l’idea: garantisco è solo una idea, tanto che a guardare dal basso mi ha preso un senso di timore che mi ha fatto fare qualche pensiero di ritirata strategica.

come si presenta il muro come si presenta il muro

Nella foto sopra, invece, si comincia a capire perché i muri delle Fiandre sono chiamati così: a parte la pendenza, che già potrebbe essere un motivo, sono proprio fatti come i muri.

ecco "i mattoni " dei muri ecco “i mattoni ” dei muri

Come nei muri i “mattoni” vengono messi uno sull’altro .  Nella foto, del museo del…

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Nota: ci permettiamo un copia e incolla da ciclismopassione.com, con l’invito a visitare x intero questo sito amico, sempre prodigo di consigli e info utili

Consigli pratici per migliorare in salita

La salita è il terreno su cui si sono scritte e si scrivono ogni giorno le pagine migliori di questo sport.

Da Contador fino all’ultimo dei cicloamatori , la salita è l’ambiente in cui ognuno sfida se stesso e compie le sue piccole-grandi imprese.

Mi piace ricercare nuovi stimoli, consigli e risorse da condividere con tutti voi, e così tempo fa ho trovato un video in rete che parla proprio di salita con alcuni consigli utili (e altri meno utili) per migliorare le nostre prestazioni in salita.

Mi sono preso la briga di tradurre il commento in inglese e sezionare il video, mettendo in rilievo i punti più importanti e a volte obiettando quando sostenuto dall’autore del video.

Ecco la mia analisi, spero la troverai utile e mi piacerebbe sapere cosa ne pensi:

1 – Trova il tuo passo

L’inizio di una salita è probabilmente il momento più difficile per la maggior parte di noi. In pochi minuti il nostro fisico deve cambiare completamente ritmo cardiaco e respiratorio ed adattarsi alla nuova condizione.

E’ importante quindi iniziare subito con il rapporto giusto per non “imballare” le gambe e cercare di trovare il nostro ritmo che ci permetta di affrontare tutta la salita senza andare in debito di ossigeno, o se preferisci, senza stare per troppo tempo oltre il valore cardiaco di soglia.

2 – Cerca un ritmo per respirare (?)

Su questo punto devo dire che non sono molto d’accordo con l’autore del video che consiglia di cercare un ritmo respiratorio costante , come per esempio un respiro ogni 2 pedalate, sostenendo che aiuti sia a livello fisico che mentale.

Non so se ti ricordi, ma su questo punto ho intervistato tempo fa Omar Beltran, autore del libro “Il doping ecologico” , (ti consiglio di leggere questo interessantissimo post, cliccando qui.)

Beltran sostiene che la respirazione anche sotto sforzo dovrebbe essere di tipo diaframmatico, e quindi più profonda e “lunga”. Spesso infatti in salita tendiamo ad accorciare sempre più il respiro ma non diamo quasi mai importanza a questo gesto che invece può e deve essere controllato.

Concordo quindi con Omar Beltran nel dire che la respirazione deve essere controllata, profonda e diaframmatica. Non è facile all’inizio ma con un po’ di pratica i benefici sono enormi. Un ottimo sistema per “imparare a respirare” è frequentare un corso di Yoga. Può sembrare una disciplina agli antipodi rispetto il ciclismo ed invece per esperienza personale ti consiglio di provare, magari questo inverno e scoprirai di non aver mai respirato davvero. E tu come respiri in salita?

3 – Cambia spesso posizione di guida

Seduto con mani in presa alta.

La posizione più comune ed adatta per compiere lunghe salite è quella classica da seduti con le mani sulla parte alta della curva manubrio. Un consiglio mio personale è di tenere le mani e le braccia ben allargate per aprire la cassa toracica e permettere la migliore respirazione.

Questa posizione come detto è adatta per le andature costanti , ma non si presta a scatti o cambio di ritmo.

A questo punto nel video si parla dell’inclinazione del corpo rispetto alla verticale e di posizioni avanzate o arretrate sulla sella, dimostrando come cambi il coinvolgimento delle fasce muscolari a seconda della posizione e si consiglia di cambiare spesso posizione.

Sono solo parzialmente d’accordo con queste affermazioni. E’ corretto e necessario cambiare  posizione di tanto in tanto per scaricare le tensioni su braccia, spalle, collo ed anche coinvolgere i muscoli delle gambe in modo differente, tuttavia se abbiamo una corretta posizione in sella in base alle nostre misure e caratteristiche, troveremo agevole ed efficace spingere sempre in quella posizione che dovrebbe essere al centro della sella e con un angolo del busto che varia da persona a persona (e naturalmente varia a seconda delle pendenze della salita).

Seduto con le mani sopra le leve freno

Questa posizione può essere confortevole ed efficace nell’azione di spinta soprattutto su salite con pendenze lievi. Da questa posizione, nel caso di gare o sfida con gli amici, diventa facile fare accelerazioni ed alzarci in piedi per scattare.

Seduto con mani in presa bassa.

La posizione in salita con le mani in presa bassa è la  meno efficiente dal punto di vista meccanico e costringe le articolazioni delle anche ad un super lavoro. Dal momento che la resistenza dell’aria è trascurabile in salita, non ha molto senso tenere il busto così basso.

Posizione sui pedali.

Pedalare in piedi permette di scaricare più potenza alla bicicletta dato che si sfrutta anche il peso del corpo a nostro vantaggio.

Per contro questa posizione coinvolge molti più muscoli nell’azione della pedalata e di conseguenza il dispendio energetico è maggiore.

Come valore medio possiamo dire che pedalando in piedi si utilizza il 12% in più di ossigeno con un aumento delle pulsazioni di un 8% .

Attenzione quindi a non esagerare in piedi anche quando ci sembra di stare bene, il conto alla fine si paga.

Alzarsi in piedi va bene per brevi tratti, per rilanciare l’andatura, per cambiare posizione e scaricare la tensione dalla muscolatura, per fare uno scatto o superare una pendenza breve e molto ripida, ma non deve essere la posizione principale con cui scalare le salite.

Una buona regola è quella di aumentare di un paio di uno o due denti il cambio quando ci si alza in piedi per sfruttare al meglio la maggiore potenza che possiamo trasmettere ai pedali.

Sui pedali con le mani sulle leve freno

Alzarsi sui pedali con le mani sopra alla leva dei freni è la posizione che permette il maggior controllo del mezzo e permette di agevolare gli spostamenti laterali della bicicletta per assecondare i movimenti del nostro corpo.


Alzarsi sui pedali con le mani in presa alta

Alzarsi sui pedali con le mani sulla parte alta del manubrio non permette di spingere con efficacia ne di controllare la bici. Hai mai provato ?


Sui pedali con le mani in presa bassa … solo il Pirata.

Beh qui non posso fare altro che ricordare l’eccezione che conferma la regola. Forse l’autore americano di questo video non si ricorda come volava sui tornanti lo scalatore più grande di tutti i tempi.

Gettava via la bandana, si alzava sui pedali con le mani in presa bassa, ed era terrore per gli avversari e brividi per noi tifosi !

Marco era un campione unico, l’eccezione che conferma la regola. Pedalare in quel modo causa un grande dispendio di energie. Servono cuore e gambe che non tutti hanno…

Marco Pantani

Posted: February 14, 2014 in Uncategorized
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Original and rare photos by Luciano Cravero

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Enjoy 18 free cycling films selected by VELOBerlin (from more than 200 short film sumbissions from 45 countries).Image

And please vote for our film “EL DIABLO“!

Gianni Mura e Marco Pantani

Posted: February 11, 2014 in Uncategorized

Gianni Mura e Marco Pantani

Fil

giannimura_lowdef

Non scrivo volentieri su Pantani, perchè penso sia stato scritto troppo e male da quando ha deciso di farla finita quasi 10 anni fa. Tanti sono saliti sul carro del vincitore, quando spianava le salite ed emozionava le folle. Gli stessi che sono immediatamente scesi dal carro per dargli addosso la croce.

Credo che la cosa migliore da fare sia ricordarlo per quello che ha fatto in corsa, per le vittorie che ci hanno fatto esaltare e per quel suo modo di pedalare arrembante e spregiudicato. Tutto quello che è stato scritto e detto dopo sa molto di interessi trasversali e speculazione.

Però quando scrive Gianni Mura, soprattutto su Pantani, si può fare un’eccezione perchè l’articolo merita sempre di essere letto e meditato.

“Dieci anni, di già. Ma siete ancora qui a esaltare un drogato? Oppure: ma non avete ancora capito che era l’agnello sacrificale? Dieci anni dopo la…

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English version for the film “Vento. Italy by bike along the river Po” is finally out!
Stream the film (or download file) on https://www.reelhouse.org/stuffilm/vento
or
Buy the dvd here  https://www.paypal.com/cgi-bin/webscr?cmd=_s-xclick&hosted_button_id=Q732T9DTJH6AQ

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di Claudio Gregori – fonte: Tuttobiciweb.it (Image

«Io non sono pio come Bartali», dice Francesco Moser e, aprendo armadi antichi, mostra i piviali e i messali della cappella di Villa Warth, il suo maso. La cappella, con altare barocco in marmo policromo, è del Settecento, ma del maso c’è traccia in un documento del 1339: era il «manso ubi vache manent».Image
C’è il sacro e il profano. L’anima e il corpo. La pisside e, a pochi metri, la bottiglia. Anzi centoventimila bottiglie. C’è il pozzo in pietra, il giardino delle rose, la Loggia che guarda sul Bondone e sulla Paganella. Intorno, vigne favolose. E biciclette.
Inimitabili. Qui è stato inaugurato il museo dei Moser.
Lo hanno chiamato, con arguzia, «Moser in Museo». Come se i campioni fossero cimeli, faraoni nei loro sarcofaghi. Invece i Moser sono vivi. Tutti, tranne Enzo, perito tra le vigne sotto il trattore. Moreno è la rivelazione della stagione tra i professionisti. Gli altri sono qui. E per l’inaugurazione si è disputata la 24ª Francesco Moser, cicloturistica di 73 km, con amatori e vecchie glorie. Francesco in prima fila, a pedalare.
Questa è la più grande famiglia del ciclismo ita­liano. Dal 1951 i Moser imperversano ne­gli ordini d’arrivo. Sono 8 i Moser corridori. I 4 della prima generazione: Aldo, il capostipite, Enzo, Diego e Francesco. E 4 della seconda generazione: Leonardo, Matteo e Moreno, figli di Diego, e Ignazio, figlio di Francesco. Poi c’è Gilberto Simoni, vincitore di due Giri, due volte legato ai Moser: Cecilia, mamma di Francesco, è una Simoni e Anna, sorella di Francesco, è la mamma di Arianna, moglie di Gilberto. Sono tutti di Palù di Giovo, unico paese al mondo che vanti 4 maglie rosa: Aldo, Enzo, Francesco e Simoni. La prima la indossò Aldo il 21 maggio 1958 a Superga e poi la riconquistò 13 anni dopo. Enzo la vestì il 18 maggio 1964. Francesco la conquistò 11 volte e la portò per 57 giorni, più di Bartali, Coppi, Hinault: solo Merckx e Binda leader più a lungo.Image
Pavé. Il Museo racconta la saga della famiglia. Francesco fa la parte del leone. C’è la bici del record dell’ora di Città del Messico 1984, 51,151 km, e la Benotto con cui ha vinto il Mondiale di San Cristobál nel ‘77. C’è la maglia rosa del Giro 1984 e il cubo di pavé del 1980, quando vinse la terza Rou­baix. Ci sono le coppe della Sanremo e del Giro. La prima bici di Aldo, una Torpado. Una gigantografia di Francesco lanciato verso il record con le ruote lenticolari e Enzo, piegato a bordo pista, che lo incita, bello come un “revenant”. Vivo, nella mente e nel cuore. Perfino la cantina sembra una dependance del Museo. Tra bottiglie di Müller Thurgau, Chardonnay, Riesling renano, Gewürtz­tra­miner, Moscato giallo, Lagrein, Schiava, Pi­not Nero, c’è il «51,151 Brut» con etichetta rosa, la punta di qualità della cantina, che celebra il 1984, l’annata eccezionale.Image

Storia. Questa è una famiglia patriarcale. Francesco è il nono dei 12 figli di Cecilia e Ignazio, contadini. I Moser sono cresciuti tra i porfidi, tra campi verticali. Parlano il linguaggio del sole. Sfidano la pioggia e il vento. Uniti. Hanno scelto la strada come campo di giochi. «Quando gareggiavamo, mamma Cecilia era sempre nella chiesa di San Valentino. Ha consumato i banchi», ri­corda Francesco.
Il Museo non è un monumento alla “grandeur”. È una bella storia di famiglia. Invece di parole, oggetti. «Lo abbiamo fatto per gli sportivi, per la gente che passa. Chi viene a prendere il vino da noi, ci fa mille domande. Qui ci sono risposte», spiega Francesco. Gli oggetti, però, hanno un’anima, parlano. «La maglia rosa è per me il ricordo più caro. Ho inseguito la vittoria al Giro per 11 anni pri­ma di coglierla».
Le biciclette, come insetti eleganti, sono allineate su una pista di legno d’abete lunga 16 metri. Le bacheche contengono maglie e medaglie. Le coppe scintillano nelle vetrine. «Sarà una questione genetica. Forse una tradizione culturale. Ma ci troviamo bene in sella», dice Fran­cesco. «La bicicletta è stata il nostro ca­vallo dei sogni, ma an­che della realtà».

da La Gazzetta dello Sport

El Diablo! (special movie extra from “THE LAST KILOMETER”)
Please enjoy and share this 7′ extra from the film “The Last Kilometer”
(to watch the full 52′ movie visit http://www.thelastkilometer.com – you can stream it or buy the dvd+booklet from 13,9€) )

“El Diablo” is a spin-off from the feature-lenght bike movie “The Last Kilometer”.
The short is focused on the story of Didi Senft, better known as “El Diablo”, symbol and living metaphor of all cycling fans.
Screened at Bicycle Film Festival 2013 (New York, Milan, London, Madrid, Mexico City, Chicago and much more!)

And if you like this, take a look at the feature length film “The Last Kilometer”
Official website: http://www.thelastkilometer.com (or look at the various options to buy it on Reelhouse)

THE LAST KILOMETER
“A cycling movie worth seeing”
(PezCycling News)

Money, business, doping scandals and lack of epic and new champions: are we watching
“The Last Kilometer” for cycling?

L’Ultimo Chilometro is a film totally dedicated to a passion, an emotion, a sport: Cycling.
The movie follows the story and an entire cycling season of “the old” Davide Rebellin, 41 years old and still fighting in the peloton after many victories and scandals, and “the young” Ignazio Moser, promising 20 years old son of cycling champion Francesco Moser.
The famous italian journalist Gianni Mura, Tour de France correspondent since 1967, helps
us to discover what cycling was and what it has become today, after doping scandals, passion, epic, richness and decadence.
Finally, a bit of madness and insane joy is brought into the movie by Didi Senft, better known as “El Diablo”, a living and metaphorical symbol of all cycling fans, with their passion and their enthusiasm.
L’Ultimo Chilometro is a portrait of cycling.

Per acquistare il film (in italiano+libretto omaggio) vai su http://www.thelastkilometer.com

Video  —  Posted: January 12, 2014 in Uncategorized
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Froome il nuovo Armstrong

Posted: January 2, 2014 in Uncategorized

Eh già, Gianni Mura non si fida… d’altronde ce lo aveva già fatto capire nell’intervista per il film, che dopo l’ innamoramento per “Pantadattilo” e quello per il “Texano dagli occhi di giaccio”, ormai il suo cuore era chiuso a doppia mandata. Le riflessioni da fare sono due
1) come dargli (e darci, a tutti noi tifosi) torto?
2) che gran peccato. Andare sul Mont Ventoux o vedere i corridori assare al Giro, emozionarsi sì, ma sempre con riserva e cautela

Fil

295-Chris_Froome_2615261bHo letto con il solito interesse e piacere le pagelle e i voti dati da Gianni Mura ai personaggi sportivi del 2013 appena concluso. Mi sono soffermato con piacere alla voce Chris Froome, stravincitore del Tour.

“Sarà candido come un giglio, ma io la mano sul fuoco non ce la metto. E’ già tutta scottata. Voto: ai posteri”

Quindi da Gianni Mura, pluriesperto di ciclismo, oltre che di calcio e di buona cucina, il keniano bianco si è beccato un non-voto, oltre che tutta la diffidenza e la sfiducia che i suoi super-risultati portano ad avere. Non posso che sottoscrivere aspettando il giudizio e il voto dei posteri.

PS: comunque ne parlavo anche qui qualche mese fa: “Froome il nuovo Armstrong”

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Didi-Doku!

Posted: December 27, 2013 in Uncategorized
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WATCH THE FILM!

Please enjoy and share this 7′ extra from the film “The Last Kilometer”
(to watch the full 52′ movie visit http://www.thelastkilometer.com – you can stream it or buy the dvd+booklet from 13,9€) )”El Diablo” is a spin-off from the feature-lenght bike movie “The Last Kilometer”.
The short is focused on the story of Didi Senft, better known as “El Diablo”, symbol and living metaphor of all cycling fans.
Screened at Bicycle Film Festival 2013 (New York, Milan, London, Madrid, Mexico City, Chicago and much more!)

And if you like this, take a look at the feature length film “The Last Kilometer”
Official website: www.thelastkilometer.com (or look at the various options to buy it on Reelhouse)
Money, business, doping scandals and lack of epic and new champions: are we watching “The Last Kilometer” for cycling?
“A cycling movie worth seeing” (PezCycling News)

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“Ich hab Cav gepiekst!” – Didi Senft, Radsport-Fans besser bekannt als “El Diablo”, ist begeistert. Er hat seinen großen Auftritt nicht nur beim Giro, sondern auch in dem Radsport-Film “The Last Kilometer” des italienischen Dokumentar-Filmers Paolo Casalis, der am “Bicycle Film Festival 2013” in New York, Mexico City, Chicago, London, Milan, Florence und Helsinki mit großem Erfolg lief.

Nun hat Casalis die besten Szenen mit Didi Senft aus seiner Radsport-Doku zu einem siebenminütigen Kurzfilm über den Mann mit dem Dreizack zusammengeschnitten und ins Netz gestellt (siehe Link hier unten). Didi ist in Casalis’ Rad-Film “The Last Kilometer” ein Symbol für alle Radsport-Fans mit ihrer Leidenschaft und Begeisterung.
Haupt-Erzähl-Strang der Doku ist die letzte Radsport-Saison “des Alten” Davide Rebellin, 41 Jahre – und immer noch ein Kämpfer im Hauptfeld, auch nach vielen Siegen und Skandalen. Zweite Hauptfigur ist “der Junge” Ignazio Moser, vielversprechende 20 Jahre, Sohn des Radsport-Heroen Francesco Moser.