Rebellin e quella voglia di non mollare

Posted: July 16, 2013 in Uncategorized
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di Vincenzo Piccirillo

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Mentre Chris Froome demoliva tutti sul Ventoux e scatenava l’ira e l’invidia del mondo ciclistico per la sua superiorità, Davide Rebellin (CCC) ha continuato ad allungare il suo interminabile ed incredibile palmares. Come gli capita ormai dal 2011 salvo le eccezioni della Tre Valli Varesine e del Trofeo Melinda, si tratta di corse sconosciute ai più ma che dimostrano ancora una volta la voglia, la professionalità e la serietà di un atleta che in poco tempo è passato dai duelli con Cancellara, Valverde e Bettini a cercare gloria in corse senza tradizione e in paesi del terzo mondo ciclistico.

La firma con la CCC, vista la licenza Professional della squadra polacca faceva presagire ad un ritorno del tre volte vincitore della Freccia su palcoscenici più importanti, e così è stato nella prima parte di stagione con Giro del Mediterraneo, Vuelta a Murcia e Coppi e Bartali, invece ancora una volta quando la stagione è entrata nel vivo, Rebellin è stato costretto salvo rare eccezioni come il Giro del Trentino, lo Ster Zlm Toer dove nell’unica tappa adatta alle sue caratteristiche è stato battuto solo da Boom e il campionato italiano dove è salito sul podio ma aveva nelle gambe la possibilità di vincere, a restare a  guardare e a misurarsi in competizioni minori in Polonia, Estonia e Romania dove ad un corridore col suo passato potessero mancare le motivazioni ha sempre corso per vincere, anche a dispetto di tante disavventure tecniche e organizzative a cui non era certo abituato e che più di una volta gli hanno impedito di fare bottino pieno.

In Polonia, alla Szlakiem Grodow Piastowskich ha fatto sue due tappe davanti al compagno di squadra Marek Rutkiewicz e al ceco Alois Kankovski ed ha chiuso secondo in classifica generale a soli 12” da Jan Barta (NetApp) che ha approfittato di una crono per avere la meglio, in Romania invece ha imposto la sua legge, quella del più forte, al Sibiu Cycling Tour breve corsa a tappe con 5 frazioni in 4 giorni. Dopo aver limitato i danni, nel prologo iniziale di 2400, dove ha chiuso 11° e concesso 6” al vincitore Maros Kovácn (Dukla Trencin) che ha preceduto l’Androni Omar Bertazzo, ha sbaragliato la concorrenza nella tappa regina della corsa, quella con arrivo ai 2040 metri  di Balea Lac, dove al termine di un’interminabile ascesa di oltre 30 km ha staccato negli ultimi metri il norvegese Frederik Wilmann (Christina Watches), che al traguardo ha pagato un distacco di 4”, mentre il terzo classificato, il croato Matija Kvasina (Team Gourmetfein) ha pagato 24”, oltre alla vittoria di tappa per Rebellin è arrivata anche la maglia gialla di leader della classifica, maglia che non ha più svestito fino alla fine della corsa. Davide ha iniziato ad incrementare il proprio vantaggio in classifica già nella seconda tappa che prevedeva un nuovo arrivo in salita a Paltinis, dove dopo aver controllato gli avversari più pericolosi per la classifica si è fatto sorprendere dall’austriaco Markus Eibegger (Team Gourmetfein) che ha approfittato del poco marcamento ed è andato a vincere con 7” su Rebellin e 8” su Antonino Parrinello (Androni).

L’ultima giornata prevedeva due semitappe, una crono di 11.4 km al mattino ed una tappa in linea per velocisti al pomeriggio sempre a Sibiu. L’ostacolo da superare era ovviamente la crono dove si è imposto il tedesco Stefan Schumacher (Christina Watches), ma Davide si è difeso bene chiudendo nono e cedendo 30” al suo ex compagno di squadra ma facendo meglio dei rivali per la classifica generale. L’ultima frazione dove Davide ha sempre controllato senza affanni ha visto un nuovo successo italiano con Mattia Gavazzi (Androni) che ha battuto tutti precedendo Omar Bertazzo. Alla fine Rebellin si è imposto con 58” su Matija Kvasina e 1’21” su Tino Zaballa (Christina Watches).

Non sarà certo come vincere il Tour che si corre in questi giorni o come una Tirreno o una Parigi – Nizza, le corse a tappe più prestigiose nel palmares di Rebellin ma mettere la propria ruota davanti a tutti è sempre qualcosa d’incredibile per un corridore che a quasi 42 anni sogna come un ragazzino alle prime armi di poter competere nuovamente nelle grandi classiche. Età, passato e squadra non sono dalla sua ma per una persona che ha avuto la forza di riprendersi e di superare tutto quanto gli è capitato passando nel giro di pochi giorni da essere un esempio da seguire al peggior male dello sport italiano, forse un po’ esagerato definirlo così, ma lo shock per la sua positività a Pechino è stato un qualcosa che usciva dal mondo del ciclismo  e avendo a che fare con uno sport solitamente associato al doping, fu facilissimo per tutti dargli le colpe di tutti i mali dello sport italiano, quando invece al CONI non è che fossero dei santi e la storia e lì a parlare, ultimo il caso Schwazer. Per uno che pur di non lasciare in quel modo lo sport a cui ha dedicato la sua vita ed è ripartito dal basso per ricostruirsi una credibilità, nulla sembra impossibile e poi a ben vedere visti i risultati dei nostri corridori nelle classiche non è che in giro ci sia molto di meglio di Davide Rebellin.

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