Bravi! Bella figura di m….

Posted: May 3, 2013 in Uncategorized

condividiamo un pezzo molto divertente (ma che fa anche riflettere) da granfondonews.it

Bravi! Bella figura di m….

Si fa un gran parlare degli ex-pro, delle ammiraglie, di quanto si dovrebbe istituire una categoria diversa per chi va forte, di aumentare i controlli antidoping, ma nessuno tiene conto di quanto agonismo ci sia nelle retrovie. Ma non sano agonismo, anzi. Quello più bieco e vile. Dove andremo a finire?

3 maggio 2013 – Mercoledì 1° maggio, a Bologna, ho preso parte alla mia seconda granfondo stagionale; la prima è stata la domenica precedente a Celle Ligure. Nulla per tre mesi dall’inizio della stagione e poi ben due in quattro giorni. Vabbè, si fa come si può.

Detto questo si può ben comprendere che la mia forma atletica sia ben lontana da quella di chi calca le parti alte delle classifiche, e giungere a metà dei partecipanti per me è già un obiettivo.

Passa il tempo, però vedo che l’ambiente non migliora di certo, anzi, va via via peggiorando.

Abbiamo passato mesi a scrivere a riguardo di ex pro da mandare via, di ammiraglie da escludere dalle manifestazioni, di come quelli forti debbano avere una classifica a parte, alzando sempre il vessillo della lotta contro l’agonismo esasperato.

Credo però che tutti coloro che aizzano la folla cavalcando i suddetti temi, in realtà le retrovie non le abbiano mai frequentate. Lì, dove è pensiero comune che si prenda l’uscita con allegria, per il piacere di pedalare e di stare insieme, dove tutti sono amici: un mare di fandonie.

Dal primo all’ultimo concorrente, l’unica cosa che passa per la testa è di dimostrare quanto si è più ciclisti di qualcun altro. Tutti Wiggins e tutti Segan.

Domenica 28 aprile: Granfondo Gepin Olmo. Si parte subito in salita, il che, per me, si può tradurre in “Sappi che finirai dietro, ma molto dietro”. E così è. Qualcuno sui primi sei chilometri lo riesco anche a passare, ma la mia posizione è veramente oltre metà classifica. Per me va benissimo. Quando ho un po’ di compagnia, per me è più che sufficiente. Sali e scendi e finalmente trovo il gruppo di gente di pari forza. Si procede compatti fino al ristoro dove io mi fermo, ma il resto del gruppo tira diritto. Non sia mai che si perda del tempo. Resto solo e per un po’ inseguo, ma devo cedere. Arrivo a poche decine di metri, ma non mi riesce l’aggancio. Amen. Attendo l’arrivo del prossimo gruppo, che non tarda ad arrivare. Qui ci sono due ragazze, una delle quali scortata da due compagni di squadra, che si incaricano di tirare il gruppo. Avremo percorso una quindicina di chilometri insieme, e non ho mai visto nessuno dar loro il cambio (e nemmeno io, che ero già contento di essere lì e conscio delle mie misere possibilità atletiche). Fatto sta che ovviamente, ai 500 metri dall’arrivo, il lungo biscione inizia a diventare una massa informe. Ci si prepara per la volatona del 600° posto. Ma dico io: la volata è di per sé la parte più rischiosa di una gara in bicicletta, che può avere un senso per qualche posizione in classifica, ma ormai i primi, di qualsiasi categoria, anche le più vetuste, sono già sotto la doccia. Ma poi, sei stato a succhiare ruota fino ad ora e vuoi anche dimostrare quanto forte sei?

Stessa solfa il 1° maggio. Qui anche peggio. A causa di un copertone tranciato, devo restare fermo una mezz’ora. Tant’è che la mia già misera posizione slitta ancora più indietro. Quando riparto, nonostante le mie poche capacità, ho comunque più “cavalli” dei ciclisti che incontro, tant’è che questi non perdono certo l’occasione di “prendere l’autobus”. Ma ben venga. A me non danno noia e se posso essere loro d’aiuto, anche meglio. Più passano i chilometri e più, io ed il mio compagno di avventura, ne tiriamo a bordo. Alcuni li incitiamo anche ad attaccarsi. Ci diamo i cambi, il mio amico ed io, ma degli altri, non ne abbiamo mai visto uno. Comunque non lo avremmo certo chiesto. Abbiamo passato il triangolo rosso, rotonda a sinistra e ultimo cavalcavia. Io mi rialzo. Ormai sono idealmente arrivato. E’ l’ultima delle mille salite che abbiamo scalato. Non ne posso più. Gli ultimi duecento metri me li voglio fare a spasso. E da dietro, scatto felino dei felici trasportati, che si lanciano per farci la volata in faccia. Personalmente avrei avuto ancora la forza per lasciarli lì, ma mi sono totalmente rifiutato di fare la volata con dei patetici ciclotrasportati, che succhiano ruota per venti chilometri, per poi fare vedere quanto sono bravi. Per la cronaca: ho chiuso in 991° posizione. Bravi, gran bella figura di m…!

Dovrei quindi chiudere con una morale, ma visto che questa non è una favola, lascio ad ognuno di voi la libertà di cercarsela da solo la morale.

Buon fine settimana

(Enrico Cavallini

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