Archive for May, 2012

Image

Here is another gallery of photos from the Paris Roubaix Espoirs.

We were there to follow Ignazio Moser, and this gallery focuses on his team, Trevigiani Dynamon Bottoli
Photos by Fabio Mancari, Stuffilm Creativeye

Image  Image  Image  Image  Image 

Advertisements

Paris Roubaix Espoirs

Posted: May 30, 2012 in Uncategorized

This weekend saw the 2012 Under 23 edition of Paris-Roubaix,  the “Roubaix Espoirs” , run & won by Bob Jungels of Leopard-Trek.

We were there to shooting the race of Ignazio Moser, son of three time Paris-Roubaix winner Francesco Moser, one of the characters of the documentary movie.

It really was “A Sunday in Hell”, sunny & hot as well as very dry & dusty!
After 90 kms of the 180 to be done, the peloton exploded: after every cobbles sector riders were so exausted… and they still had to do all the 2nd half of the race!
Ignazio Moser is tall & strong, like a bull, however this year he was not strong enough.

Image

Image

Image

Image

 

da Cicloweb.it
Grandissima prestazione del lussemburghese Bob Jungels sul pavé della Paris-Roubaix Espoirs: il corridore della Leopard Continental ha reso dura la corsa sul settore di Mons en Pévèle e a 30 km dall’arrivo s’è involato tutto solo verso il velodromo di Roubaix dove era posto l’arrivo. In questa sua cavalcata Jungels è stato assolutamente inarrestabile ed è riuscito ad infliggere un distacco di 2’49” ai primi inseguitori; nella volata a due per decidere le posizioni del podio, il belga Yves Lampaert ha preceduto il neozelandese Tom Scully.

The Last Kilometer is a forthcoming movie about cycling, that will be out by December 2012.

The last kilometer
1- One kilometer to the finish line. The bunch is all together, every cyclist is tense like a knot of nerves, victory and dreams are still available for each rider. This is bicycle, this is its sport, cycling, a perfect metaphor of life.
2- From the 80’s to now cycling has greatly changed. As journalist Gianni Musa says “If you think that every rider now has a transmitter in the ear and is virtually
guided by his car, I would say that this is the end of the adventure”. So, is it The Last Kilometer for Cycling?

Synopsis

The Last Kilometer is a movie that faces cycling at 360 degrees through 5 characters, 5 stories:

Ignazio Moser – Francesco Moser’s son. Young rider full of strength and dreams, above all the
Paris-Roubaix, the legendary road race in northern France. His father, a constant reference and point of comparison for him, won Paris-Roubaix three years consecutively.
Cadel Evans – international star, first Australian rider to win the Tour de France, last year.
In 2012, everybody’s waiting for him. From his winter camp in Spain to the “Grande Boucle” in July, the movie will follow his entire season. Will he be able to repeat in 2012?
Davide Rebellin – 40 years old, last year he returned to victory against all odds.
But after the scandal of Beijing 2008 Olympic Games, when he was forced to return his silver medal, for many his name only represents the dark side of cycling, doping.
Gianni Mura – the “suiveur”, a well-known italian journalist who every year, since the 60’s, writes his Tour de France chronicles. From there, he will provide us the keys of interpretation of this sport.
El Diablo/ The Fans – fans and fan clubs willing to follow their idol everywhere, ready to shout for his victories and to soothe his defeat. In particular, we will follow the mythical “El Diablo”, a german fan wearing his red devil costume and painting trident symbols on the road some miles before he appears.

The Last Kilometer is the story of a road racing season, but it inevitably turns into a portrait of our passions, motivations, experiences, feelings.
A film with an international slant, as now cycling has become an international sport.
A movie for all those who have been on a bicycle once in their life.

Hello world!

Posted: May 30, 2012 in Uncategorized

Hallo! we have so many thing to say that we’ve decided to open a blog.

We’ll post updates, news and infos about the forthcoming documentary movie “The Last Kilometer” (http://www.thelastkilomete.com)
We’ll write about how the movie is goin’ on, we’ll keep you informed about its production phase, but we’ll also give you some curiosities and news.

Stay tuned!

IGNAZIO MOSER
Nato a Trento il 4 Luglio del 1992, Ignazio Moser ha appena diciannove anni.
Figlio più giovane di Francesco Moser, assomiglia al padre per il fisico (possente, da passista veloce) e ancora di più per la determinazione e la capacità di essere “leader” in gruppo.
Nel 2012 Ignazio sarà al suo ultimo anno prima del passaggio tra i professionisti, e per il primo anno farà il ciclista a tempo pieno, avendo terminato gli studi in agraria.
Inevitabilmente Ignazio è per tutti “il figlio di Moser”, e in tutto ciò che fa, nelle vittorie (nel 2010 ha vinto il titolo di Campione Italiano nell’inseguimento individuale cat. juniores) e nelle sconfitte, viene paragonato al padre Francesco.
Di certo, il padre gli ha trasmesso la passione per una corsa, la Parigi Roubaix, che lui vinse per tre anni consecutivi e che Ignazio cercherà di fare sua nel 2012.
Il 29 di Maggio, poche ore prima della gara riservata ai professionisti, si terrà infatti la “Paris-Roubaix Espoirs”, che Ignazio correrà con il suo team, la Trevigiani Dynamon Bottoli.

FRANCESCO MOSER
Francesco Moser è stato tra i più affermati corridori degli anni 70 e 80, con 273 vittorie su strada da professionista, tra le quali un Giro d’Italia, tre Parigi-Roubaix (’78,’79,’80), due Giri di Lombardia e una Milano-Sanremo, oltre ad un campionato del mondo su strada e ad uno su pista.
Precede Beppe Saronni (193) e Mario Cipollini (189) e risulta a tutt’oggi il ciclista italiano con il maggior numero di successi.
È inoltre terzo assoluto a livello mondiale, alle spalle di Eddy Merckx (426) e Rik Van Looy (379)
Oggi gestisce l’azienda vitivinicola Moser.

Image

RIPRESE
REALIZZATE
Nel mese di Febbraio abbiamo un’intervista con Ignazio Moser e con il padre Francesco nella loro casaazienda
di Gardolo (Trento). E’ stato un interessante confronto tra il ciclismo “epico” di Francesco ed il
ciclismo attuale di Ignazio. Un confronto che qui diventa generazionale, con un padre che critica determinate
scelte e atteggiamenti del figlio, e un figlio che stima profondamente il padre, ma al contempo non
teme di “sfidarlo” sul suo stesso terreno. Abbiamo filmato gli allenamenti di Ignazio tra le vigne e i meleti del
Trentino,e siamo entrati nella sua camera di diciannovenne “atipico”:
DA REALIZZARE
Il 29 Maggio filmeremo la Parigi-Roubaix di Ignazio Moser: il padre l’ha vinta tre volte consecutive, lui cercherà
di farla sua la corsa riservata ai dilettanti alla terza partecipazione. Nel corso dell’anno avremmo altre
occasioni di filmare
allenamenti e gare di Ignazio Moser

CADEL EVANS

Image

“Io, per principio, non mi ritiro. Io, sulla bici, piuttosto ci muoio.
Non è proprio così, è solo un modo di dire, ma è la passione della mia vita.
Se parto, voglio sempre arrivare. Meglio primo. Ma piuttosto ultimo.»
Cadel Evans

Nato a Katerine, Australia, il 14 Febbraio del 1977, Cadel Evans inizia la sua carriera nella mountain bike. Dopo due secondi posti, nel 2007 e nel 2008, lo scorso anno Evans è riuscito a salire sul primo gradino del podio del Tour de France, la corsa ciclistica più importante al mondo, consacrandosi come il più forte ciclista del nostro tempo.
Cadel è un osso duro, uno che non molla facilmente, che fa della grinte e della regolarità le sue armi migliori.
Palmares:
Biker di livello nel cross country, specialità in cui vinse due Coppe del mondo, è quindi passato al professionismo su strada, specializzandosi nelle corse a tappe. Si è aggiudicato il campionato del mondo di ciclismo su strada nel 2009 a Mendrisio, ed il Tour de France nel 2011.

RIPRESE
REALIZZATE
A fine Gennaio 2012 abbiamo seguito il ritiro invernale della sua squadra (BMC) e la presentazione del team a Denia
(Spagna). Abbiamo filmato una lunga conferenza stampa di Cadel Evans: le sue ambizioni, i progetti per il 2012, le motivazioni, la storia personale, la famiglia e la recente adozione di un bambino etiope.
DA REALIZZARE
Nel mese di Luglio 2012 seguiremo il Tour de France, il principale obiettivo stagionale di Cadel Evans, e il suo tentativo di riconfermarsi sul podio più alto a Parigi.
Infine, è nostro obiettivo realizzare un’intervista con il corridore australiano.

DAVIDE REBELLIN

Image

“Sono tornato dopo due anni di silenzio e lavoro, con più voglia e più rabbia di prima,
rivendico la mia innocenza ed il diritto di guardare avanti, impegnandomi anche a favore dei giovani.
Ho quarant’anni ma non li sento”.»

Davide Rebellin, soprannominato “il chierichetto” perchè da piccolo serviva la messa e per quel suo aspetto di assoluta calma e innocenza, è in realtà uno dei corridori più determinati, grintosi e vincenti del gruppo. E questo ormai da quasi vent’anni.
Rebellin ha infatti esordito tra i professionisti nel 1992, e da allora ha conquistato moltissimi successi soprattutto tra le “classiche”, gare di un giorno come l’Amstel Gold Race, la Freccia Vallone (2 volte), la Liegi-Bastogne-Liegi, le Tre Valli Varesine.
Il 9 agosto 2008 si aggiudica la medaglia d’argento ai Giochi Olimpici di Pechino, nel giorno del suo trentasettesimo compleanno, ma a quasi un anno di distanza risulta positivo al Cera, in seguito a nuove più rigorose analisi effettuate su campioni di sangue prelevati durante i Giochi e congelati.
Inizia una nuova fase nella carriera di Davide Rebellin: l’infamia, le accuse, la squalifica per due anni.
Rientrato alle corse dopo due anni di squalifica il 16 agosto 2011, pochi giorni dopo aver compiuto i 40 anni, vince la Tre Valli Varesine per la seconda volta in carriera.
Luci e ombre, per una storia personale in chiaroscuro che merita di essere raccontata in quanto metafora della storia stessa del ciclismo professionistico.

RIPRESE
REALIZZATE
A Febbraio 2012 abbiamo filmato una lunga, emozionante, profonda intervista con Davide Rebellin.
Davide, che non ha ancora un contratto con una squadra ma che a 40 anni compiuti non ha alcuna intenzione di smettere,
ci aveva offerto la sua disponibilità, e così è stato: aveva voglia di raccontarci la sua storia, la sua versione dei fatti, l’uomo
che era è quello che è diventato dopo i dolorosi fatti di Pechino 2008.
La cosa che ci ha maggiormente colpito è che Davide parla di quel triste giorno come di una svolta positiva della sua vita,
di un vero e proprio momento di rinascita.
Abbiamo anche filmato un allenamento di Davide Rebellin
DA REALIZZARE
Nel corso della stagione, seguiremo Davide Rebellin in occasione di corse professionistiche e avremo modo di incontrarlo in numerose occasioni.

GIANNI MURA

Image

Nato a Milano nel 1945, Gianni Mura è un giornalista e scrittore.
Dal 1964 si occupa di sport e cronache sportive, prima per La Gazzetta dello Sport e poi per La Repubblica.
Dal 1967, puntualmente, ogni anno in luglio segue Il Tour de France.
Nel 2007 esce il suo primo romanzo, Giallo su giallo, vincitore del Premio Grinzane – Cesare Pavese per la narrativa 2007, ambientato durante lo svolgimento del Tour de France.
Alla stessa corsa ha dedicato il libro La fiamma rossa. Storie e strade dei miei Tour.
Gianni Mura si autodefinisce un “suiveur” vecchia maniera, il giornalista che fisicamente seguiva i corridore sulle strade del Tour: le sue cronache hanno una cifra stilistica inconfondibile, fatta di aneddoti, riferimenti culturali, culinari, artistici.
I “pezzi” di Gianni Mura non sono cronaca, ma epica, narrazione di gesti, di imprese, storie di vita e di morte.
In occasione della vittoria di Evans nel 2011 Mura, che si è definito “un Evansiano da sempre”, ha abbandonato la cautela dovuta ad anni di illusioni e cocenti disillusioni e ha scritto:
“Al Tour, finalmente, una vittoria del ciclismo pulito. Voto: 9”

RIPRESE
REALIZZATE
A fine Gennaio abbiamo realizzato un’intervista a Gianni Mura negli ambienti della redazione milanese di Repubblica, il quotidiano per il quale da anni è inviato al Tour de France.
DA REALIZZARE
Nel mese di luglio, seguiremo una o più tappe della Grande Boucle accanto al giornalista milanese e alla sua Olivetti Lettera 32, la macchina da scrivere con cui quotidianamente, unico tra i 100 inviati al Tour, Gianni Mura confeziona i suoi articoli.
Attraverso Gianni Mura, la sua esperienza, i suoi ricordi, seguiremo e approfondiremo le altre storie del film, con un occhio di riguardo per il tentativo di doppietta di Cadel Evans

El Diablo / i fans del ciclismo

Image

Passionali, spontanei, entusiasti, ordinati, ubriachi, caotici.
Sono i tifosi della grandi manifestazioni ciclistiche, gli unici spettatori non paganti rimasti nel mondo dello sport.
I tifosi sono la cassa di risonanza della corsa e dei corridori; senza di essi, le imprese sportive rimarrebbero piatte, prive di testimoni e quindi di epica.
In particolare, seguiremo Didi Senft, un fan tedesco che nel corso degli anni è diventato una vera icona di quato sport.
Meglio conosciuto come “El Diablo” o “Le Diable”, Didi è una presenza costante dei grandi giri: armato di tridente e vestito da diavolo, con tanto di corna e mantello, Didi accoglie il gruppo saltando, correndo, urlando come un vero demonio.
Quella del “Diablo” è sicuramente una presenza folcloristica, ma attraverso di lui racconteremo il pubblico del ciclismo, il suo ruolo, la sua passione, le motivazioni che portano migliaia di tifosi a esere presenti, sempre e comunque.

RIPRESE
REALIZZATE
Abbiamo seguito “El Diablo” Didi Senft sulle strade del Giro d’Italia, nella quindicesima tappa, Lecco-Pian dei Resinelli.
Il tifoso tedesco, vero e proprio “Supereroe” con la sua calzamaglia (in rosa per l’occasione), il forcone e il mantello, era a bordo strada con il suo furgoncino
Didi è sempre presente, a seguire il passaggio della tappa e a incitare tutti, tifosi e ciclisti, con la punta del suo forcone.
Siamo stati con lui per un’intera giornata (notte compresa).
Didi per noi è il simbolo del tifo, l’archetipo del tifoso, e attraverso di lui vogliamo raccontare tutti i tifosi del ciclismo, la loro passione. .
Siamo stati con loro, a bordo strada o sui loro camper, per capire cosa li spinge ad un’attesa di ore in cambio di un rapido passaggio.
Abbiamo filmato la loro passione, l’entusiasmo, il modo genuino e spontaneo di rapportarsi con un mondo che è invece ormai