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Video  —  Posted: April 6, 2013 in Uncategorized
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Ormai è diventato un piccolo classico dei film documentari sul ciclismo, trasmesso in TV in Italia e all’estero, ospite del Bike Film Festival di New York e di numerosi altri festival internazionali, dal Filmed by Bike di Berlino al Russian Sport Film Festival di Mosca.
E’ “L’Ultimo Chilometro”, una piccola produzione indipendente, un film documentario uscito tre anni fa. Oggi la casa di produzioneStuffilm lancia un’imperdibile offerta sull’acquisto del DVD di questo film.
Oggi “L’Ultimo Chilometro” è disponibile in formato DVD+Libretto a soli 5 euro (1,5€ spedizione in Italia, 4€ spedizione all’estero).
Gli appassionati di ciclismo possono ordinarlo cliccando QUI o sull’immagine sottostante.

Cosa spinge Davide Rebellin a continuare ad allenarsi ore e ore ogni santo giorni, a ormai 44 anni d’età? Chi è Didi Senft, il tifoso tedesco meglio noto come “El Diablo”,che dai tempi di Chiappucci e Pantani pungola i ciclisti con un forcone da Diavolo? Infine, il giornalista Gianni Mura indaga sul destino del ciclismo di oggi, sempre in bilico tra la bellezza dello spo rt e gli scandali del doping.

SINOSSI
L’Ultimo Chilometro è un film su una passione, un’emozione, uno sport: il ciclismo.
Il documentario racconta la storia e la stagione agonistica di Davide Rebellin “il vecchio”, 41 anni e ancora in gruppo con la sua voglia di vincere, le tante vittorie e gli scandali alle spalle, e di Ignazio Moser “il giovane”, figlio ventenne di Francesco, di cui porta il nome, la passione ma anche la pesante eredità.
Il giornalista Gianni Mura, dal 1967 corrispondente e suiveur al Tour de France, ci aiuta a scoprire che cos’è il ciclismo, cos’era e cosa è diventato, tra epica e passione, tra pathos e doping.
Infine, “El Diablo” Didi Senft, con il suo costume da Diavolo, il forcone e le folli corse dietro ai corridori, che porta nel film la passione e l’entusiasmo del pubblico, di cui è simbolo e metafora vivente. L’Ultimo Chilometro è un ritratto del ciclismo.

La altre produzioni Stuffilm legate al mondo del ciclismo


48 TORNANTI DI NOTTE – In lavorazione


VENTO.. L’ITALIA IN BICICLETTA LUNGO IL FIUME PO

Read more at http://www.cyclingweekly.co.uk/news/latest-news/i-dont-know-when-ill-retire-says-44-year-old-davide-rebellin-211385#FJldoIB6cCsFuOss.99

“I think every year could be my last,” Davide Rebellin says about his cycling career, but the 44-year-old believes he’s getting stronger with age

Italian veteran Davide Rebellin (CCC Sprandi Polkowice) says he may race on past his 45th birthday, claiming he’s getting stronger with age.
The 44-year-old, one of only two riders to win all three Ardennes Classics in the same year, has enjoyed something of a renaissance in recent years, although the records show that he’s never really stopped winning.
Rebellin has recorded a win every year (except 2010, when he was banned) since 1995, with a stage – and almost the overall win – at the Tour of Turkey in 2015, along with the Coppa Ugo Agostoni in the autumn.
A ninth-place finish at the Dubai Tour shows he’s still in fine form in his 45th year and he hopes to record yet more wins this year.

“The team will race where they are invited. At the moment we will go to the Tirreno-Adriatico, [Milan-] San Remo and other Classics. That’s where I want to be strong,” Rebellin toldMARCA.

“Last year we won and I think I can do it again because I feel good, motivated and strong. I want to record new victories.”

Rebellin says he will not attempt to qualify for the Italian team for the Olympic Games in Rio, with Vincenzo Nibali and Fabio Aru likely to lead the team.
“This year I will not go to the Games. They are a very important event for the sport but [the race] is jinxed for me because when Samuel [Sanchez] won gold [in 2008] I was very fast in the sprint,” he added, failing to mention that he was subsequently stripped of his silver medal after failing a drugs test.
But how old is too old for a professional cyclist? Chris Horner has just found a new team at the age of 44, but Rebellin – just two months older than the American – believes he could ride on into 2017.

“I do not know when to hang up the bike,” he said. “Every year I think it could be the last, and we’ll see.”

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https://www.reelhouse.org/paolo.casalis/thelastkilometerlultimochilometro/updatevideo

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dal sito Crampi Sportivi

I ciclisti non portano in faccia le età di mezzo. I loro volti si segnano e si sciupano tutti in un momento, in una salita, dopo una vittoria o una sconfitta, durante una cronometro.

Così Gian Luca Favetto attaccava nel 2006 il suo “Contro il tempo”, riflessione appassionata su strade, biciclette e rughe. I ciclisti hanno volti che non dipendono dagli anni, incalzava lo scrittore. Perché al culmine dello sforzo la matricola è indistinguibile dal veterano, il ragazzino identico all’uomo maturo. Tutti trasfigurati, tutti subitamente coetanei. Più che in altri sport, nel ciclismo l’esperienza è un valore assoluto, l’invecchiare un costante migliorarsi, il tempo un concetto relativo. Non è raro che un professionista ottenga i risultati più consistenti della sua carriera dopo i trent’anni.

Poi, in un momento qualsiasi tra i 34 e i 38 anni, anche i ciclisti si arrendono. Sebbene i loro volti continuino a non dipendere dagli anni, le loro gambe appaiono finalmente consumate, i loro animi fatalmente pacificati. Non proprio tutti, però. Davide Rebellincompirà 45 anni il prossimo agosto ed ha appena rinnovato per un’altra stagione il contratto con la CCC Sprandi Polkowice, la squadra polacca in cui corre da tre anni.
Mentre l’altro highlander Jens Voigt, coetaneo di Rebellin, è sceso di bici alla fine del 2014 e oggi dichiara che “il ciclismo non ha più bisogno di un vecchio come me”, Davide è convinto che, tutto sommato, qualcosa da dare al ciclismo lui ce l’abbia ancora. E che, soprattutto, il ciclismo possa ancora dare molto a lui.
Quando gli abbiamo chiesto di rispondere ad alcune nostre domande, Davide ci ha detto subito di sì. “Mi piace il vostro stile, apprezzo molto l’orientamento verso la sensibilità dell’uomo prima ancora che quella dell’atleta”, ci ha scritto, pochi minuti dopo essersi tuffato nel freddo del mar Mediterraneo d’autunno, a due passi dalla sua casa di Montecarlo.

marreb

Ciao, Davide, e grazie per la disponibilità. Innanzitutto, hai notizie di Lex Nederlof? Noi non siamo riusciti a recuperare agenzie fresche sull’olandese, classe ’66, e non sappiamo se nel 2016 continuerà a correre pure lui: dovesse decidere di ritirarsi, tu diventerai ufficialmente il più anziano ciclista con licenza UCI.

Mi spiace, Leonardo, ma non conosco Lex e non so proprio come aiutarvi per avere qualche sua notizia!

Tornando a te, c’è stato un momento preciso in cui hai deciso che avresti continuato a faticare per un altro anno?

A dire il vero, un momento preciso non c’è stato. Avevo espresso a mia moglie in alcuni momenti la possibilità di smettere, ma in realtà non ci ho mai creduto molto (sorride). Ho sempre sentito una “chiamata” nel cuore che mi incitava forte a continuare e a credere nelle mie capacità, aldilà dell’anagrafe.

Qual è stata la reazione di Françoise, tua moglie, alla notizia?

Mia moglie non è stata sorpresa da questa decisione, anzi sarebbe stata sorpresa se avessi smesso. Mi conosce bene, spesso meglio di me, e ha rispettato la mia decisione facendosi coraggio, perché per lei questo è un sacrificio. Ma lo fa molto volentieri.

La prossima sarà la tua 24a stagione da professionista, comincerai la preparazione proprio in questi giorni. Sei conosciuto da sempre per la tua estrema metodicità e per la tua totale dedizione: com’è cambiato, nel tempo, il tuo modo di allenarti?  

La mia preparazione non ha avuto sostanziali cambiamenti, cerco comunque di lavorare bene, in bici e palestra, sulla forza e sull’esplosività, visto che con gli anni si tende a perderle un po’.

Quanto pesa, ad un’età in cui la maggior parte degli sportivi di successo si gode casa e famiglia, ripetere la stessa routine di sempre, fare le stesse rinunce che facevi quando avevi 25 anni in meno?

Se ho deciso di continuare a correre è anche perché non mi pesa fare questa vita. Non è un sacrificio, mi sembra di averla fatta dalla nascita. Fa talmente parte di me che è diventata la mia normalità.

Veniamo al punto: noi vogliamo cercare di capire nel profondo il perché della tua scelta. Ora, io ho provato a fare tre ipotesi, a cercare di capire perché mai un uomo della tua età e con la tua storia possa decidere di andare ancora avanti. Te le elenco una alla volta.

Va bene.

Ipotesi 1: il tuo è il tipico caso di atleta che ha paura di quello che sarà la sua vita dopo la fine della carriera sportiva, e allora tenta di prolungarla il più possibile, correndo l’inevitabile rischio di sembrare quasi patetico, e di offuscare l’immagine vincente che si era costruito in un passato ormai lontano. Questo però non è il tuo caso. Hai dimostrato di essere ancora assolutamente competitivo: nella stagione appena conclusa hai vinto la Coppa Agostoni e  un mare di piazzamenti. Ipotesi 1 scartata, quindi.

Sì, scartata.

Ipotesi 2: sei un esempio di campione che decide di “svernare” all’estero per strappare un ultimo contratto remunerativo e godersi palcoscenici emergenti e ricchissimi. Nemmeno questo è però il tuo caso: corri per una squadra polacca, fatichi come nelle squadre più importanti, non ti ricoprono certo d’oro e per di più non puoi nemmeno partecipare alle corse principali del calendario internazionale. Direi che possiamo scartare anche l’ipotesi 2.

Direi di sì.

Ipotesi 3: corri per dimostrare qualcosa di extra-sportivo, nell’attesa di una redenzione definitiva dopo i fatti di Pechino. Questa opzione poteva avere un senso fino all’aprile scorso, quando sei stato assolto da tutte le accuse di doping: tu stesso l’hai definita “la vittoria più importante della mia carriera”. Ecco, dopo questa enorme soddisfazione personale avresti potuto tranquillamente smettere. E invece no, crolla anche l’ipotesi 3.

Bene, a questo punto tocca a te illustrarci l’ipotesi numero 4, che evidentemente è quella che conosci solo tu, unica risposta possibile al perché della tua scelta.

L’unica ragione per la quale continuo è la pura passione per la bicicletta, che aumenta anziché diminuire, che continua a darmi la forza, che lascia al cuore l’ultima parola. Il punto è che non ho più paura di niente, tantomeno di quello che sarà della mia vita dopo il ciclismo. Inoltre, voglio dimostrare che l’età non è un limite. Certo, è essenziale mantenere la forma fisica, ma tutto dipende dalla mente. I risultati si ottengono grazie alla disciplina, alla volontà, alla fede e all’amore per il proprio lavoro. Dove sta scritto che un atleta di più di 40 anni non può rendere? In più, lo faccio per i tifosi: in tantissimi mi mandano continui messaggi di stima, mi spingono a gareggiare. Provo per tutti loro un grande senso di gratitudine.

 

arareb

Nel documentario L’Ultimo Chilometro, dici di essere cambiato, negli ultimi tempi: “Il vecchio Davide era solo bicicletta”. Adesso parli invece di “prospettiva nuova”, sostieni di amarti di più, e tua moglie Françoise sembra averti dato una spinta fondamentale verso questo cambiamento. Hai raccontato che, prima delle corse, lei non ti dice “Vai e vinci” ma “Vai e sii felice”: cosa rappresenta Françoise per te? Il nuovo Davide, invece, chi è?

Quando ho conosciuto Françoise ero un uomo a metà. Lei mi ha aperto il suo cuore e mi ha spinto a credere di più in me stesso. Pensavo di essere capace solo di pedalare, ma il suo amore mi ha trasformato e mi ha permesso di scoprire l’uomo che sono, e che non conoscevo neanche. Mi ha trasmesso l’importanza di seguire la felicità e concentrarsi sulle cose belle, senza perdere tempo ed energia per il resto. Il nuovo Davide quindi non è più insicuro, ma fiducioso, concentrato sulle cose che ama. È questo che mi spinge.

Ti abbiamo conosciuto come persona estremamente riservata, ma da qualche tempo sei molto attivo sul tuo profilo Facebook. In particolare, spesso pubblichi foto e ricette delle tue colazioni, rigorosamente vegane: leggendo il tuo diario, per esempio, io ho letto per la prima volta dell’esistenza della farina di lupini. È davvero buona come dici?

La farina di lupini è ottima! Ha il 40% di proteine ed è molto gustosa. Comunque, anche l’essere più attivo su Facebook è merito di mia moglie, le ricette fanno parte della sua fantasia. Dosa gli ingredienti un po’ a caso, ma conosce le proprietà di ciascuno di essi: sono mirati a darmi la giusta energia. E ogni ricetta è diversa dall’altra!

Inoltre da quello che scrivi e pubblichi online emerge chiaramente un approccio nuovo ed estremamente sereno verso il tuo mestiere: le foto di te che ti fermi durante gli allenamenti per godere del paesaggio dicono molto di cosa sia per te il ciclismo oggi.

Sì, mi piace molto godere di tutto quello che vedo e incontro per strada, dai tifosi, che spesso mi affiancano, fino alla natura, che mi meraviglia sempre di più. Per esempio, sulle colline intorno a Montecarlo c’è una volpe che ha dell’incredibile: la incontro tutte le volte che pedalo da quelle parti, si fa avvicinare e fotografare. L’ho chiamataFox.

Sei noto come “il chierichetto”, perché da piccolo servivi la messa. Ci vai ancora in chiesa? Che ruolo ha avuto la fede nella tua storia sportiva e personale?

Ti confesso che non ho mai fatto il chierichetto, in realtà! Dicevano questo di me fin da giovane perché frequentavo molto la chiesa, era un luogo dove mi sentivo bene e sentivo il bisogno di andarci. In generale, la fede ha avuto un ruolo fondamentale nella mia vicenda, non mi ha mai lasciato e ho sempre creduto nella giustizia divina: anche questo mi ha aiutato a non crollare. Da quando ho conosciuto mia moglie, però, sento meno la necessità di andare in chiesa, perché ho trovato la pace nella famiglia e dentro di me.

Sei passato professionista nel 1992, insieme a Marco Pantani; il prossimo anno sarà il ventennale della tua vittoria di tappa (con maglia rosa) al Giro d’Italia; sono passati dodici anni dall’incredibile primavera del 2004, quella della tua tripletta Amstel-Freccia-Liegi: ricordo la prima pagina della Gazzetta, con il titolo a caratteri cubitali: “Trebellin”. Insomma, tu sei uno dei pochi che può, con cognizione di causa, dire di aver vissuto due – forse tre – epoche diverse di ciclismo professionistico, con in mezzo il periodo più nero di tutta la sua storia. Com’è cambiato il tuo sport in questo quarto di secolo?

Rispetto a 20 anni fa sono cambiate alcune cose, soprattutto la tecnologia. Abbiamo mezzi più performanti, bici leggere, ruote scorrevoli e rigide, tanta aerodinamica. Anche il modo di correre è un po’ cambiato: ora dal chilometro zero è subito battaglia, mentre prima si partiva più tranquillamente. Inoltre, con l’introduzione delle radioline si è guadagnato in sicurezza, ma si è perso in fantasia: essendo pilotati dall’ammiraglia, a volte si perde l’istinto di attaccare o di fare la corsa a modo proprio.

Condividi l’impressione che il ciclismo sia oggi uno sport più credibile, di cui potersi fidare, nonostante i terribili tradimenti del passato?

Sì, penso che ora il ciclismo sia uno sport credibile e pulito, è lo sport più controllato che ci sia. E sono convinto che rimarrà sempre molto amato. Me ne accorgo pedalando in allenamento: i gruppi di cicloamatori sono sempre più numerosi.

Nella lettera che hai scritto dopo la notizia della tua assoluzione, insieme a tanto orgoglio c’era anche una punta di amarezza. Dicevi: “Ma ora chi mi ridà quel che mi è stato tolto?”. C’è qualcosa che ritieni di dover ancora ricevere dal mondo del ciclismo?

Dopo la mia sospensione son ripartito da zero. A differenza di altri, ho avuto porte in faccia da tutti, sono ripartito da piccole squadre e non ho più potuto correre le gare a cui tengo di più. Questa è la ferita più grande. Ma sono ancora qui a gareggiare, con il doppio della motivazione e della determinazione: la ferita di ieri è la forza di oggi. Quindi non parlerei di amarezza, in fondo. La considero un’esperienza di vita che mi ha permesso di evolvere e di tirar fuori il meglio di me.

Cosa farà Davide Rebellin quando – un giorno molto lontano – deciderà di scendere dalla bicicletta?

Scendere dalla bici? Mai! (sorride). Per quando deciderò di non gareggiare più, però, ho già qualche bel progetto, sempre legato alla bici. Per esempio, sto organizzando degli stage per ciclisti amatoriali: abbiamo iniziato con uno stage a fine ottobre in Toscana, ed è stato un bel successo. Il prossimo sarà a fine novembre. Sono stage dove porto tutta la mia esperienza, e provo a trasmettere l’importanza di concentrarsi sempre sulla gioia che si prova pedalando, non sulla fatica.

Tuo papà Gedeone ti mise in sella che eri ancora molto piccolo. A 10 anni arrivasti terzo nelle prime tre gare disputate, e lui ricorda la tua disperazione ogni volta che non riuscivi a vincere. Ti arrabbi ancora tanto, fino a piangere, quando vieni battuto?

Mi arrabbio ancora molto quando sbaglio qualcosa nella conduzione della gara, non si finisce mai di imparare nel ciclismo. Ma non mi metto più a piangere (sorride), anzi cerco di trarre insegnamenti dagli errori fatti e aggiungerli al mio bagaglio di esperienza.

Alla fine l’hai fatto un conto preciso dei chilometri che hai percorso in bici nella tua carriera?

Allora, calcola che mediamente da quando sono professionista faccio 35.000 km l’anno, poi devi aggiungerne altri 100.000 tra i dilettanti, senza contare le categorie giovanili. Non so di preciso, ma di sicuro ho pedalato per più di un milione di chilometri.

Cosa ne è stato dei tuoi sogni di bambino appena salito su una bici e subito innamorato perso della competizione?

I miei sogni di bambino, cioè diventare un professionista e vincere grandi gare, beh devo dire che si sono realizzati. Ma questo non vuol dire che sia stato tutto rose e fiori…

Potessi tornare indietro nel tempo, quindi, faresti desistere i tuoi genitori dall’idea di incoraggiare sempre e comunque quella tua passione?

No. È vero, sulla mia strada ho conosciuto fino a che punto le persone possano essere ingrate, e quanto tocchi battagliare per superare gli ostacoli e rimanere in sella. Ma c’è anche il lato positivo, e cioè che le prove della vita ti fanno crescere, ti fanno aprire gli occhi sul mondo, ti fanno concentrare sulle persone vere, sincere, belle. Per fortuna ce ne sono tante.

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Dal prossimo gennaio, quindi, Davide Rebellin sarà di nuovo in gruppo. Non sarà semplice vederlo in tv, perché probabilmente non correrà né il Giro né il Tour; forse qualche classica delle Ardenne, le sue preferite, ma non è detto. Sarà molto meno complicato, invece, trovarlo lungo le strade, dove il suo volto segnato dal tempo proverà ancora a confondersi in mezzo a quelli di colleghi che potrebbero essere suoi figli. Se lo riconoscerete, con la maglia arancione e il profilo à la Tintin, fategli un bell’applauso.

da spaziociclismo.it

Tour de la Guadeloupe 2014, la prima di Ignazio Moser!

Successo italiano nella sesta tappa del Tour Cycliste International de la Guadeloupe 2014 (2.2) ad Abymes (160,0 km) con Ignazio Moser (BMC Development) che ha raccolto il suo primo successo tra i professionisti finalizzando una fuga portata avanti insieme al compagno Bas Tietema. Il 22enne figlio di Franceso Moser (e cugino di Moreno) ed il 19enne neerlandese sono stati capaci di fare un ottimo gioco di squadra, uscendo insieme nel momento decisivo, 25 chilometri dal traguardo, da un gruppo più nutrito di attaccanti. Cambia anche la testa della classifica generale, con Damien Monier (Bridgestone) nuovo leader della corsa con 12” sul venezuelano Jhon Alberto Navs Carvajar e 2’30” sul compagno Thomas Lebas

  Nome Naz. Team Età Tempo
1 Ignazio MOSER ITA   22 3:45:52
2 Bas TIETEMA NED   19 +0
3 Gediminas KAUPAS LTU CCD 26 +1:20
4 Arnaud GRAND SUI   24 +1:20
5 Adam PIERZGA POL   30 +1:20
6 Mickael CLARICO FRA   29 +1:22
7 Jayson ROUSSEAU FRA   20 +1:22
8 Cédric POUVIN FRA   24 +1:22
9 Luis SABLON FRA   28 +1:22
10 Cédric EUSTACHE FRA   25 +1:22
11 César BIHEL FRA CCD 26 +1:22
12 Jocelyn LEMPERRIERE FRA   26 +1:22
13 Johan COENEN BEL CCD 35 +1:22
14 Freddie GUILLOUX FRA   25 +1:22
15 Anatoliy PAKHTUSOV UKR ISD 29 +1:22
16 Boris CARENE FRA   29 +1:22
17 Damien MONIER FRA BGT 32 +1:22
18 Ludovic TURPIN FRA   39 +1:22
19 John NAVA VEN   36 +1:22
20 Olivier CURIER FRA   28 +1:22
21 Joann RUFFINE FRA   27 +1:22
22 Keran BAROLIN FRA   24 +1:27
23 Kohei UCHIMA JPN BGT 26 +1:27
24 Thomas LEBAS FRA BGT 29 +1:27
25 Corrado LAMPA ITA CCD 24 +1:27
26 Jules LANCLUME FRA   23 +1:36
27 Hervé ARCADE FRA   36 +1:36
28 Marvin JUDITH FRA   20 +1:44
29 Hiroshi TSUBAKI JPN BGT 23 +1:47
30 Adrien ALIDOR FRA   25 +2:00
31 Miyataka SHIMIZU JPN BGT 33 +2:22
32 Vitaliy POPKOV UKR ISD 31 +8:14
33 Yuriy AGARKOV UKR ISD 27 +8:14
34 Jordan NACTO FRA   22 +8:14
35 Juan MURILLO VEN   32 +8:14
36 Clément BOMME FRA   22 +8:14
37 Takero TERASAKI JPN BGT 23 +8:14
38 Jonathan HIPPOLYTE FRA   21 +8:14
39 Julien TREHIN FRA   26 +8:14
40 Valentin BAILLIFARD SUI   21 +8:14
41 Ronan POULIZAC FRA   26 +8:14
42 Mael MAZIOU FRA   26 +8:14
43 Erwan DESPEIGNES FRA   21 +8:14
44 Jonathan CAMARGO VEN   26 +8:14
45 Grégory BLONDIN FRA   23 +8:14
46 Yannis CONTROLE FRA   23 +8:14
47 Romain VINETOT FRA   19 +8:14
48 Camille CHANCRIN FRA   25 +8:14
49 Damien CHEVALIER MARONI FRA   26 +8:14
50 Dario BONIFACE FRA   21 +8:14
51 Denys KARNULIN UKR ISD 24 +8:14
52 Cédric RAMOTHE FRA   25 +8:14
53 Livio ALBINA FRA   23 +8:14
54 Diego MILAN JIMENEZ DOM CCD 29 +8:14
55 Steevy JOACHIM FRA   19 +8:14
56 Frederic THEOBALD FRA   34 +8:14
57 Janis DAKTERIS LAT CCD 23 +8:14
58 Julián CARDONA COL   27 +8:14
59 William BONDOT FRA   28 +8:14
60 Christophe THIBOIS FRA   22 +8:14
61 Fabrice CORNELIE FRA   28 +8:14
62 Giovani ROUSSEAU FRA   29 +8:14
63 Jordy LARAIN FRA   20 +8:14
64 Jordy PRUNEAU FRA   19 +8:14
65 Christian LUCE FRA   32 +8:14
66 Jean-Louis PHERON FRA   37 +8:14
67 Jérémy CASTANET FRA   20 +8:14
68 Kélian DURO FRA   22 +8:14
69 Daniel JUNON FRA   21 +8:14
70 Malik NARANIN FRA   21 +8:14
71 Teddy TARANNE FRA   25 +8:14
72 Jonathan LOUIS FRA   25 +8:14
73 Widjy RELMY FRA   20 +23:19
74 Miguel CUIRASSIER FRA   30 +23:19
75 Jonathan NANNETTE FRA   21 +24:54
DNF Loïc FACORAT FRA   33  
DNF Xavier ALBINA FRA   31  
DNF Ross SERRANT FR

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This time I don’t aree with Davide Cassani and its defense of Diego Ulissi after his “Salbutamol” case. I’ve personally seen, with my eyes, uneder-23 racers asking their personal doctor about the maximum dose for this kind of products. “And that, is that doping? How much of this can I take?”, they asked. They were 20 years guys in perfetc phisical shape, with absolutely no need for inhalers.
“Cyclists know that if you take five puffs then you won’t go any faster”, said Davide Cassani defending Ulissi’s position, but this is not true.

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If you have the possibility to breath better than the others, isn’t that doping?

a cura di Claudia Cicciotti per Adinews.eu


VENTO è una parola di cinque lettere, lunga 630 chilometri, quelli che congiungono VEN-ezia con TO-rino. Cinque lettere sono anche quelle che compongono un SOGNO e sono solo sei, una lettera in più, quelle che potrebbero trasformarlo in pura e semplice REALTÀ.

Un anno fa partiva il primo bici tour di una squadra del Politecnico di Milano, che ha progettato una ciclabile lungo il corso del fiume Po, da Torino a Venezia. Cinque ricercatori, capeggiati da Paolo Pileri, ingegnere esperto di pianificazione territoriale, si sono messi in viaggio su due ruote e hanno percorso il tragitto del loro progetto per dimostrarne la fattibilità. Oggi la dorsale ciclistica non esiste e il tour dei cinque si è spesso rivelato avventuroso e poco agevole, ma con un investimento di appena 80 milioni di euro – quelli che coprirebbero le spese di soli 2 chilometri di autostrada – si potrebbe costruire la ciclabile più lunga di Italia ed una delle più lunghe d’Europa.

Paolo Casalis, Pino Pace e Stefano Scarafia si sono messi in sella con i progettisti e hanno ripreso le 15 tappe in 8 giorni, testimoniando come la realizzazione di quello che ad oggi resta solamente un disegno può trasformarsi in un valore sotto più punti di vista: significherebbe innanzitutto migliaia di nuovi posti di lavoro, difesa delle ricchezze ambientali e sviluppo dell’economia verde, ma anche valorizzazione turistica e culturale di un territorio troppo ignorato sotto questo aspetto.

Il viaggio dalle Alpi sino all’Adriatico attraversa più di 30 città e 4 regioni, in cui la bellezza dei paesaggi naturalistici della Pianura Padana collega una meta d’arte all’altra: Piacenza, Cremona, Ferrara solo per dirne alcune. Il film accompagna ogni tappa, dalla strada ai musei, dai cittadini che scoprono il progetto ai pochi, pochissimi, coraggiosi cicloturisti sulla via e tra una pedalata e un’altra scorrono le immagini in bianco e nero di una natura più viva, e soprattutto vissuta, tanti anni fa.

 Dal 6 al 15 giugno di quest’anno, la squadra del Politecnico di Milano è tornata sui pedali per raccontare ancora una volta, in un secondo bici tour, il progetto VENTO. Il road movie, che ne è la più forte voce a favore, è proiettato nelle varie città toccate dal percorso e, per tutti coloro che volessero vederlo, anche non ciclisti e non padani, è visibile sul sito ufficiale: http://filmvento.wordpress.com

Se il progetto un giorno andasse in porto, si potrebbe scoprire il piacere e l’importanza del cicloturismo, sull’esempio di tanti altri paesi europei in cui la bicicletta già conduce alla scoperta di scenari e sensazioni altrimenti inesplorabili. Con le infrastrutture adeguate, si farebbe bene all’Italia, ai cittadini, all’ambiente, alle imprese: la natura e l’arte sono già al loro posto, pronte ad essere scoperte; sta a noi mobilitarci per scoprirle nel miglior modo possibile, sta a noi viaggiare perché, come dice una simpatica signora una volta arrivati al mare, “viaggiare è sempre bello”.

Vi siete mai chiesti, soppesando tristemente la vostra bici, quanto conti (in termini di secondi persi in pianura o in salita) ogni kg in più???

Io l’ho scoperto oggi grazie agli amici di BDCforum e a questo articolo del sito PianetaCIclismo

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Fissiamo 250 Watt, la potenza di un cicloamatore medio, come valore per i nostri esempi.

Vediamo i tempi al km, per le varie pendenze, per i vari pesi.

tab. 2

Studiando attentamente la tab.2 possiamo osservare che, a parità di potenza (250 Watt), le differenze di prestazione in salita tra ciclisti di diverso peso diventano più nette con l’aumentare della pendenza infatti:

– in pianura ogni 5 kg di peso perdiamo 0,21 secondi circa al km (0,04 sec ogni kg)

– in salita al 3% ogni 5 kg di peso perdiamo 4,10 secondi al km (0,82 sec ogni kg)

– in salita al 6% ogni 5 kg di peso perdiamo 10,48 secondi al km (2,1 sec ogni kg)

– in salita al 9% ogni 5 kg di peso perdiamo 17,09 secondi al km (3,42 sec ogni kg)

– in salita al 12% ogni 5 kg di peso perdiamo 23,41 secondi al km (4,68 sec ogni kg)

– in salita al 15% ogni 5 kg di peso perdiamo 29,53 secondi al km (5,91 sec ogni kg)

Riassumiamo nella tabella seguente quanto mediamente influisce il peso alle diverse pendenze. Prendiamo come riferimento prestazioni in 1 km di salita, con differenze di peso dell’ordine di 1 – 5 e 10 kg.

tab. 3

Valutiamo sul campo queste differenze. In una salita come il Passo Giau, inserita nella Maratona delle Dolomiti, pendenza media del 9% e una lunghezza di 10 km, ogni kg in più significa perdere 3,42 secondi al km, ovvero 34,2 secondi su tutta la salita (3,42 sec * 10 km). In pratica tra due ciclisti di pari potenza ma con 20 kg di differenza il distacco sul Passo sarà di 11 minuti e 24 secondi !!! (3,42 sec * 20 kg * 10 km).

Possiamo sintetizzare queste teorie con 2 grafici:

Grafico 2: tempo al km alle varie pendenze di un ciclista con 250 watt di potenza.

Grafico 3: calo di prestazioni in secondi dovuto all’aggiunta di 1 kg sul peso complessivo ciclista-bici-abbigliamento alle varie pendenze.

 

 

A 42 ans, Davide Rebellin poursuit sa carrière en toute discrétion chez les Polonais de CCC Polsat. L’Italien se présentera à l’Amstel Gold Race avec de sérieuses ambitions.

Davide Rebellin en octobre 2013 au départ de Paris-Bourges (L’Equipe)

Davide Rebellin en octobre 2013 au départ de Paris-Bourges (L'Equipe)

A une époque, il était surnommé ‘’l’enfant de choeur’’. Pour sa foi revendiquée, pour sa discrétion témoignant d’une grande timidité et pour son regard si doux, plein d’humilité. En 2014, Davide Rebellin serait plutôt un moine bénédictin, par son aspect chétif (1,71 m, 63 kg), toujours austère d’apparence et dédié à sa tâche quotidienne sans orgueil, voire un moine bouddhiste avec son maillot orange vif, celui de l’équipe polonaise de Continental Pro CCC Polsat.

Davide Rebellin, un leader toujours discret (L’Equipe)

«Des fois, je me demande s’il est bien dans le bus ou même dans l’équipe» «Il est très silencieux. Il ne parle pas beaucoup. Des fois, je me demande s’il est bien dans le bus ou même dans l’équipe, raconte l’un des directeurs sportifs de l’équipe, Piotr Wadecki. Même s’il ne parle pas beaucoup, c’est un très bon exemple pour les jeunes. Il s’entraîne très dur. Quand tu t’assoies avec lui à table, il est discret, tranquille. Sa vie tourne autour du vélo 24 heures sur 24. Il ne fait pas sentir que c’était une star.» Oui une star, car ce coureur né en 1971 s’est construit un palmarès incroyable une fois passée la trentaine : trois victoires à la Flèche Wallonne (2004, 2007 et 2009) et surtout un triplé exceptionnel dans les classiques ardennaises en 2004.
 
Trois coureurs de la génération 1971 sont encore des protagonistes du peloton : Chris Horner, Jens Voigt et Davide Rebellin. Quand Rebellin est passé pro, en 1992, Lance Armstrong était inconnu en Europe, Miguel Indurain débutait son quinquennat de domination sur le Tour de France et les coureurs français étaient encore capables de gagner le Tour des Flandres et Paris-Roubaix. Vingt-deux ans plus tard, l’Italien ne pense toujours pas à la retraite, à l’image de Chris Horner et Jens Voigt, les deux autres vétérans de la génération 1971. «Je suis encore très motivé. Oui, je me fais encore plaisir, raconte-t-il. C’est un peu étrange car je ne connais presque plus personne dans le peloton. Beaucoup de jeunes coureurs viennent me demander des conseils, ils me disent que je suis leur idole. Même des collègues pro.»
Pourtant, même avec son allure monacale, on ne plus dire qu’on pourrait lui vendre le bon Dieu sans confession. Comme beaucoup de  leaders de son époque, Rebellin a été rattrapé par une affaire de dopage : contrôlé positif à l’EPO-Cera lors des JO 2008, il a été suspendu deux ans entre 2009 et 2011, sans jamais passer aux aveux. «Dans son esprit, il a quelque chose à prouver, estime Wadecki. Il veut dissiper le trouble autour de lui. Il veut montrer qu’il est encore aux affaires. Il peut continuer à gagner des courses. »

Encore un an ou deux ?

Cette année, l’Italien tourne autour de la victoire : 3e du Tour de Murcie, 3e de la première étape de la Ruta del Sol (entre Valverde, Mollema, Porte et Sanchez). Mercredi, il était encore septième de la Flèche Brabançonne, dernière répétition avant l’Amstel Gold Race (ce dimanche). « Pour moi, il peut faire podium, annonce Wadecki. Il pense à la victoire. Il est motivé, il sait qu’il peut montrer sa forme. Il va jouer son va-tout. » Mais ce ne sera pas encore son jubilé. «Les jambes tiennent, le corps tient. Je ne sais pas jusqu’où j’irai», dit-il. D’ailleurs, l’équipe CCC-Polsat a déjà envie de prolonger son contrat d’un an ou deux.

Chez Polsat (L’Equipe)

Anthony THOMAS-COMMIN / L’EQUIPE

from cyclingnews.com

Gazzetta dello Sport laments Italians’ poor results on the cobbles

Italian newspaper Gazzetta dello Sport was happy to celebrate the end of the cobbled Classics season and look forward to the Ardennes races this week after one of the worst spring campaigns for Italian riders for many years.

An Italian rider has not won one of the big five cycling monuments since 2008 and Gazzetta dello Sport has described this spring as the worst for Italian riders since the second world war. Only six Italian riders finished Paris-Roubaix, with Filippo Pozzato (Lampre-Merida) in 50th, 6:44 behind winner Niki Terpstra. Sonny Colbrelli (Bardiani-CSF) has taken the best results by an Italian so far in the Classics, with his sixth place in the sprint at Milan-San Remo.
“At last, we’ve stopped racing on the cobbles and are back on asphalt roads,” Claudio Ghisalberti wrote as the introduction to his story on the start of the Ardennes races.
Gazzetta dello Sport is hoping that the likes of Vincenzo Nibali (Astana), Diego Ulissi and Damiano Cunego (Lampre-Merida) can do much better in the Ardennes races.
Nibali will study the cobbles that features in this year’s Tour de France on Thursday before heading to the Netherlands for Sunday’s Amstel Gold Race.
The first of Ardennes Classics will be a shakedown for the Sicilian after two weeks of intense altitude training on Mount Teide in Tenerife. Nibali finished second in the 2012 edition of Liège-Bastogne-Liège and is hoping to perform well after a spectacular but under par early season.
Lampre-Merida failed to make an impact on the cobbles with Filippo Pozzato but hope that world champion Rui Costa can do well in the Ardennes. The Italian team also has Diego Ulissi and Damiano Cunego in its squad. Ulissi has spent two weeks at altitude on the slopes of Mount Etna in Sicily. He won a stage and was third overall at the Tour Down Under and won the GP Camaiore, but suffered at Tirreno-Adriatico.
“I’m really keen to race again, I’m ready for a challenge. I’ve trained hard, especially for my endurance,” he told Gazzetta dello Sport.
Cunego has shown infrequent moments of form in recent years but the 32 year-old from Verona finished in the top five on three stages at the Vuelta al Pais Vasco. He won the Amstel Gold Race in 2008.
Italy is also hoping Colbrelli and Enrico Battaglin (Bardiani CSF) can impress on Sunday. Colbrelli was sixth at Milan-San Remo as he desperately searches for his first ever professional victory, while Battaglin has the class and skills to handle the twisting roads of the Limburg region.
Peter Sagan will not ride the Amstel Gold Race for Cannondale and Moreno Moser is also absent, preferring the Giro del Trentino on home rods after a knee problem hit his spring campaign.

Davide Rebellin (CCC Polsat) is still flying the flag for Italy despite being 42 but in many way symbolises Italian cycling.
He won the Amstel Gold Race, Fleche-Wallonne and Liège-Bastogne-Liège in 2004 before being caught for doping at the 2008 Beijing Olympics.He refused to show any kind of remorse, served his ban and then returned to race with a minor team, outside of the UCI WorldTour.